#aftersex. Collezione primavera estate per il perfetto guardone 2014

Gioie e dolori socialmediatici del voyeur contemporaneo.

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Come sapete sono di Torino. E a Torino quand'ero ggiovane c'era un luogo soprannominato "ciulodromo" che stava poco sopra il castello di Rivoli.
Si trattava di un parcheggio buio, più o meno intimo, dove decine di auto ondeggiavano a ritmo, intente a dimostrare che, esattamente come per il ciclo mestruale, quando si tromba nello stesso luogo si finisce per sincronizzarsi.

Il ciulodromo era frequentato da qualunque adolescente infoiato fra Torino e Piobesi, perché se l'amata aveva risposto affermativamente alla proposta

– Andiamo al castello?

tu sapevi che ti era impossibile fallire.
Perché?
Come nei videogiochi quel posto offriva un'organizzazione "a livelli" degli spazi (e delle strategie d'abbordaggio). Dal più basso al più alto si passava da:

  • Livello 1: terrazzamento a lato del castello. Luogo incredibilmente romantico che permetteva di incastonare discussioni sentimentali nel panorama elettrico della città di notte.
  • Livello 2: poi, quando "l'amore aveva trionfato", prendendo la macchina e percorrendo un paio di curve in salita si arrivava al vero e proprio ciulodromo, il parcheggio buio di cui sopra, dove intraprendere acrobatici orizzontalismi ribaltabili.

Quando ero ggiovane si finiva così a fare l'amore: in quel posto dove si sintetizzavano perfettamente amore e lussuria da abitacolo.

Ma
(C'è sempre un "ma").

quel piccolo parcheggio produceva nelle donzelle con cui ti accompagnavi una particolare angoscia.

– Ma se poi qualcuno ci guarda?

diceva lei, un istante dopo essersi tolta la maglietta – quando cioè lo scarso afflusso di sangue al cervello ti aveva già reso una sorta di primate – ma prima di liberarsi del reggiseno – per assicurarsi che, seppur a fatica, avrebbe potuto contenere i tuoi atteggiamenti scimmieschi se davvero si fosse chiusa lì la tenzone.
Ovviamente tu rispondevi

– Ma figurati!

con quel poco di lucidità di cui eri ancora padrone e, se eri fortunato, lei si accontentava della tua risposta e te la dava.
Se invece la Dea bendata non ti arrideva, la donzella avrebbe continuato con un

– Ma dai! Se non vengono qui i guardoni, dove vuoi che vadano?

Ne sarebbe scaturito un turbine ansiogeno che ti avrebbe costretto a tornare a casa frustrato e, lo sapete benissimo, dolorante.
Così noi, maghi della manovella reclina-sedile, dopo l'inebriante scoperta dell'amore ci scontravamo amaramente con quella che avremmo definito ansia da guardone, nota nevrosi generata da mostri di Firenze, immaginari da "sotto l'impermeabile niente" e sani istinti di auto conservazione.

Oggi (anzi, domani) ho 32 anni, non ho più quel profondo feeling con i reclinabili (sarà la sciatica), e mi chiedo come i teenager contemporanei si confrontino con l'ansia che afflisse la mia gioventù.

Già, perché in base alle social abitudini contemporanee, che contemplano la mania dell'#aftersex da condividere con amici (e parenti, visto che ormai è norma avere "una mamma per amica"), e considerando i metri quadri di nudità che è buona norma postare su Instagram o Twitter, mi chiedo come oggi le coppie si confronterebbero con il guardone materializzatosi al di là del finestrino.

– Oh minkia finalmente qualcuno che ci guarda – dirà lei.
– Scusa zio, non è che ci fai una foto? – concluderà lui passandogli lo smartphone e rimettendosi a pompare.

Sembra quindi che il guardone, personaggio la cui presenza è stata vivida ed inquietante nella mia immaginazione di adolescente, è diventato nel tempo un povero proletario schiavo del sistema costretto a scattare istantanee, manco fosse il capogita di un pullman di cinesi al Colosseo.

Oggi i guardoni fuggono.

Ed immaginandoli fuggire, chissà perché mi viene da pensare "non ci sono più i mestieri di una volta".
O peggio:

– Ah! 'Sti giovani d'oggi…".

Sarà per questo che non sento più parlare di guardoni dal 1997.
Sarà per questo, che circa nello stesso periodo il famoso ciulodromo veniva chiuso definitivamente.
Oggi, lassù, ci sono un parco giochi ed un paninaro mediorientale che frigge patatine.
Poi, al tramonto arriva il custode, fa uscire tutti.
E con una pesante catena chiude i cancelli.

Paroliere prezzolato che ama scrivere ma odia rileggere, ha scritto per Milani ADV, Adriano Design, Studioand e So Simple. Ha delle responsabilità nella fondazione di French Robot e Pixelarea, riguardo alle quali (stra)parla evocando padri pellegrini e scoperte di nuovi continenti.

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