I giorni tristi

Una ricerca sostiene che il terzo lunedì di Gennaio è il giorno più triste dell’anno. Dimostrerò il contrario.

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Le “inutilinews” che quotidianamente incrocio sul web mi portano ad incappare in un’interessante (?) ricerca inglese che dimostra – attraverso un’equazione (???) – come il terzo lunedì di gennaio (quello appena passato, per intenderci) sarebbe il giorno più triste dell’anno, una giornata dall’ “alto impatto sulla psiche”, di quelli che se siamo depressi è meglio non alzarsi dal letto, darsi malati e spegnere il cellulare confidando che la disperazione non raggiunga l’intimo delle nostre camerette.

Così, non credendo alla matematica – ma affidandomi senza dubbi di sorta alle ricerche inglesi – mi scopro prigioniero di alcune incertezze, forse perché le mie sfighe, con il terzo lunedì di gennaio, non c’azzeccano ‘na mazza.

A conferma di questo presupposto ho quindi deciso di stilare il magnifico, indimenticabile, indistinguibile, indissolubile

 

Calendario delle sfighe di Vins

Un calendario che dimostri come le secchiate di merda difficilmente arrivino puntuali intorno al 20 gennaio ma si spalmino, accuratamente, su tutti e trecentosessantacinque i giorni dell’an(n)o solare.
Che palle.

 

Gennaio

  • 26 gennaio 1994. Silvio Berlusconi scende in campo. Era probabilmente il terzo lunedì del mese.
  • 19 gennaio 2014. Silvio Berlusconi resuscita politicamente grazie a Matteo Renzi, mentre già stiamo facendo il trenino come a capodanno, felici del mattone toltoci dallo stomaco, seppur rassegnati al fatto che gli italiani funzioniamo (e sempre funzioneranno) a “ventenni”.

 

Febbraio

La fidanzata con cui sogno di passare il resto della mia vita mi molla. Per la sua coinquilina.

 

Marzo

Rimango incinto.

 

Aprile

La tipa che voglio farmi più o meno da quando sono nato (la metto così ma era vero “ammore”, giuro) mi rivela che il suo vibratore si chiama Salvatore, che Salvatore è l’unica cosa che la divide da una perenne asessualità e che c’ha provato, giura, a trovare un fidanzato con cui “intrattenersi”, ma non proprio non ci riesce.

Io, nel tentativo di esprimere i miei sentimenti strappo via i pantaloni (California Dream Men docet), per compiacerla faccio l’elica col pisello e quando sono finalmente pronto a congiungermi biblicamente con lei, la sua voce afferma che: “purtroppo siamo troppo amici.”

 

Maggio

Un amico mi coinvolge in un uscita a quattro con due tizie di Vinovo (TO). Mentre una limona con lui come se non ci fosse un domani, l’altra mi intrattiene spiegandomi che è impossibile vestire una camicetta per più di una volta: le camicette si comprano, si vestono, si buttano.

Ovviamente è anche inconcepibile acquistare capi che non siano “almeno” Dolce & Gabbana (di mio, mi chiedo tutt’ora quale sia la scala di valori che prevede un “almeno Dolce & Gabbana”).

Insomma: speravo di limonare a mia volta, concludo che vestendo una lisa e scolorita felpa Lonsdale comprata in terza media e mai più abbandonata, non ho speranze.

 

Giugno

Vado al mare dimenticando a casa tutto il necessaire per fare il bagno, ma me ne fotto e vago per la Liguria in mutande e Doctor Martens.

Tutt’ora, passando da Varigotti c’è gente che mi riconosce e mi “prende perculo”.

 

Luglio

Nessuna disgrazia di sorta.
Finora.

 

Agosto

I francesi, si sa, sono simpatici. A conferma di tale assunto, un adorabile mangiarane decide di smontarmi lo specchietto sinistro della macchina mentre mi trovo a Lione.
Da solo.

 

Settembre

Costretto dal bisogno di raccimolare un po’ di quattrini mi sottopongo a turni massacranti in un puzzolente McDonald’s dove rigiro hamburger ad oltranza per 5 euro l’ora.

Vivo la cosa con entusiasmo, finché la noia non costringe i miei amici, un giovedì sera, ad organizzare una spedizione verso l’Oktoberfest per la mattina successiva.

Troppo tardi per chiedere permessi, ferie o equivalenti rimango bloccato a Torino, rincuorato solamente da una telefonata degli (adorabili) amici che, sbronzi alle 12:00 del sabato, intonano in mio onore “Hey baby (if you be my girl)” insieme a tredici femmine tedesche che, post canzoncina, avviano una portentosa gara di rutti ed una pomiciata collettiva di cui ricevo testimonianza tramite MMS.

Grazie di cuore, ragazzi.

 

Ottobre

Per recuperare tento di andare all’Oktoberfest da solo.
Rimango bloccato in una tormenta di neve in Svizzera.

 

Novembre

Durante un aperitivo confido ad amici di come un lontano parente mi abbia costretto a vedere I fantasmi non possono farlo (1989), sostenendo che si tratti di un film “indimenticabile”.
Ovviamente descrivo la visione utilizzando termini entusiastici come “merda”, “vergognosa messinscena” o “se mai dovessi girare io un film come quello vi prego abbattetemi”.
Proprio in quel momento qualcuno mi tocca la spalla ed il lontano parente, comparso dal nulla di due sedie più in là, mi guarda contrariato: – mi stavo giusto chiedendo che cosa pensassi del mio film preferito – dice.

Da lì, niente più regalo di Natale per Vins.

 

Dicembre

Il 25 dicembre 2012 Babbo Natale mi regala una tuta Adidas arancione fosforescente con le bande nere. Da allora, ogni notte di Natale presidio l’albero cercando di illustrare, se non a lui almeno alle renne che gli anni ’90 staranno pure per tornare,
ma arancione fosforescente con le bande nere è davvero troppo.

Paroliere prezzolato che ama scrivere ma odia rileggere, ha scritto per Milani ADV, Adriano Design, Studioand e So Simple. Ha delle responsabilità nella fondazione di French Robot e Pixelarea, riguardo alle quali (stra)parla evocando padri pellegrini e scoperte di nuovi continenti.

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