Nemici su Facebook

Quando essere troppo "vicini" produce un'incontrollabile sete di sangue.

Sappiatelo, sono un uomo litigioso.

Tendenzialmente sfanculo con una discreta semplicità amici, nemici, vicini, parenti e, come forse sapete, molti gatti (ma difficilmente i cani. Chissà perché).

Il destino ha voluto che di recente sfanculassi diverse persone. Tali sfanculamenti hanno avuto luogo in alcuni casi nel più tradizionale universo del "vis-a-vis"; in altri, invece, il tutto è avvenuto nelle curiose praterie dell'universo social, fra chat, post, contro-post, retweet e altri digital-feticci da XXI secolo.

Ora, come anticipavo, io sono litigioso e lo sfanculamento delle persone è più o meno all'ordine delle mie personali giornate. Notavo però che, almeno in quest'ultima settimana di vita social-mediatica, tale controverso atteggiamento ha costellato la vita di diverse figure che fanno capolino nelle mie timeline e che di litigioso, sinora, non avevano mostrato alcunché.

Ho iniziato quindi a domandarmi se fra i cosidetti #MortidiFiga, fra le donne twittanti che esprimono disprezzo verso di essi, fra gli "amici", gli amici di amici, i parenti ed i conoscenti d Facebook il problema non sia diverso, non si tratti più di un "overload sociale" che di un sentito e genuino sfanculamento.

Già, perché chi non ha provato almeno una volta negli ultimi dieci anni l'incontrollabile consunzione generata da telefonate, chat, mail e "martellamenti comunicativi" capaci di costipare la pace interiore anche dei più zen fra noi?

Del resto, ricevere alle 4:00 del sabato notte un'e-mail con i testi da integrare nel sito a cui si sta lavorando (dalle 9:00 alle 18:00, normalmente) con la dicitura "estremamente urgente" non può che moltiplicare esponenzialmente il vostro consumo alcolico. Allo stesso modo, ricevere gioiose "whatsappate" dalla vostra ex-fidanzata che recitano frasi tipo "Stronzo. Ti stai scopando Rossella. Lo so perché ieri notte l'orario del vostro ultimo accesso corrispondeva" non aiuta ad augurare il meglio alla razza umana.

Mi appresto così ad approfondire la farlocca idea dell' "overload sociale" ed incorcio EnemyGraph, sfiziosa applicazione con cui esprimere su Facebook chi (e cosa) si odia. Peccato che mentre scrivo EnemyGraph non funzioni (in fondo l'odio è notoriamente autodistruttivo), ma se volete approfondire potete leggere questo articolo, che descrive il concetto ed il funzionamento di questa interessante applicazione.

L'illuminazione arriva però, manco a dirlo, quando approdo su Zerocalcare, dove scopro che quello che avevo definito "social overload" aveva già un nome. Lascio quindi la parola all'illuminato fumettista, copincollando le sue vignette qui sotto (sempre che non si offenda. Nel caso le rimuoverò) e invitandovi ad incontrare il terribile demone della reperibilità.

Buona lettura.

 
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 1
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 2
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 3
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 4
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 5
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 6
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 7
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 8
ZEROCALCARE - il demone della reperibilità - 9

Fonte: Zerocalcare

Paroliere prezzolato che ama scrivere ma odia rileggere, ha scritto per Milani ADV, Adriano Design, Studioand e So Simple. Ha delle responsabilità nella fondazione di French Robot e Pixelarea, riguardo alle quali (stra)parla evocando padri pellegrini e scoperte di nuovi continenti.

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