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Il 2013 è stato un anno pieno di novità, anche se difficilmente accostabile al termine “entusiasmante”. Certo, negli ultimi dodici mesi è partito il progetto French Robot, alcune collaborazioni hanno subito sostanziali trasformazioni ed è nata l’agenzia crossmediale Pixelarea, per la quale oggi curo le attività di web marketing e copywriting.
Il tutto mentre crucci psico-fisio-trico-logici hanno attanagliato la normale crescita dei miei capelli.

Così, in un periodo di totale “trambusto” ho iniziato a sentire la necessità di concedermi una nuova “web-identity”, un rivoluzionato (e rivoluzionario, io “piscio corto”) apparire che mi permettesse di esprimere idee e considerazioni estranee ai quotidiani work topics, un’identità che già cercavo con weathermarks, seppur con un linguaggio tutto particolare.
Spinto da questa esigenza è partito un lungo pellegrinare attraverso il mondo dei blog, dei social e dei servizi web, alla ricerca di una nuova dimensione con cui dare sfogo al mio bisogno di scrivere in prima persona.

“Prima cosa da fare”, ho pensato “è dirigersi verso quel paese dei balocchi che è Tumblr (che posso dire…in fondo volevo anche cazzeggiare un po‘). Ma i limiti di quest’idea si sono palesati quasi subito: il modo della piattaforma di relazionarsi alle immagini – totalitario e un po’ amfetaminico – faceva a pugni con i miei pruriti: avevo bisogno di riprendere a scrivere (anche se proprio non riuscivo a togliermi dalla testa quella bellissima immagine animata di Batman che sculetta). Così ho fatto i conti con l’ineluttabilità delle cose, accettando che l’unica piattaforma davvero adatta alle mie esigenze era WordPress.

Ma questa volta, a differenza di tutte le altre, ho deciso che non mi sarei occupato di grafica, avrei ignorato tutto quel lavoro di studio grafico e visivo che normalmente inquieta la mia coscienza: ”di che colore fare il menu? Che font usare per i titoli?“. Questa volta sto deciso di usare un template nudo e crudo, Senza la minima personalizzazione; se lo studio grafico arriverà, arriverà più avanti.

”Ora – ho pensato – voglio dedicarmi esclusivamente ai contenuti“.

Così è nato questo spazio, in cui ho intenzione di riprendere una passione universitaria che negli ultimi anni ho un po’ trascurato: la narrazione.
Qui discuterò storie: storie politiche, cinematografiche o televisive, discuterò le ”architetture narrative” e non solo; discuterò la narrativizzazione degli eventi comunicativi (credo che il termine giusto, nel 2013, sia storytelling)

L’idea è quella di riuscire ad identificare, se esiste, il tratto che accomuna le storie del “nuovo mondo”.
Chissà, spero che possa funzionare.

Ciancio alle bande quindi e, se ancora non avete deciso di cambiare canale,
buona lettura!